Capodanno alternativo in Romania
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Non pensate a rave, feste mascherate, notti ubriache con Dracula. L'alcool? Sì, Palinka. Riceviamo e pubblichiamo
16 GENNAIO 2001
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"Ma cosa è questo? Un lazzaretto?" chiede il poliziotto di frontiera salito sul pullman per il controllo dei passaporti.
Trieste, i ragazzi dormono, sembrano stremati, hanno proprio bisogno di
vestiti puliti e di un bel bagno: sono reduci dal capodanno di Sighet,
8 di loro sono genovesi.
Sighet è una cittadina della Romania settentrionale, la regione è
famosa. Siamo in Transilvania, mitica terra del conte Dracula, a 100 km
dall'Ucraina, a 48 ore di viaggio dall'Italia in parte attraverso
strade di fango. Cosa mai riserverà un capodanno così balzano? Non
sarebbe stata più comoda una bella festa in qualche piazza italiana?
La risposta poco ha a che fare con vampiri e castelli, la realtà e molto diversa, cruda.
"Sono ormai 2 anni che organizziamo un viaggio a Sighet in questo
periodo dell'anno. Andiamo a trovare le famiglie rumene che ci ospitano
durante i campi di lavoro in luglio. Passiamo le feste insieme a loro.
In questo periodo dell'anno, con solo 5 giorni a disposizione, non
riusciamo a fare un gran che …". Parla Lorenzo, 17 anni, genovese.
Scopro così che sul pullman dormono giovani studenti di varie parti d'Italia, volontari che hanno scelto una vacanza di servizio per inaugurare il 2001. Per molti di loro non era la prima volta a Sighet.
Mi raccontano che difficilmente hanno visto altrove una situazione come
quella rumena: famiglie con 10 figli che vivono in case di poche
stanze, senza acqua calda, riscaldandosi con stufe improvvisate;
bambini che vivono per strada, sopravvivono grazie ai furti. Soli,
perché abbandonati dai genitori, o scappati per non essere maltrattati;
orfani e bimbi malformati (Cernobyl non è lontana) lasciati a se stessi
da un personale statale sottopagato e quindi scarsamente motivato.
"Chi lavora è costretto ad una vita snervante per portare a casa
qualcosa da mangiare; in Italia sarebbe inimmaginabile svegliarsi alle
5, lavorare in fabbrica per 12 ore e magari alternarsi nei turni di
notte".
"La diffusione dell'AIDS è fortissima," continua Lorenzo "soprattutto
tra i giovani. Le strutture sanitarie, in cui sono ospitati anche
anziani e malati mentali, presentano condizioni igieniche spaventose,
ma dopo un po' ci si abitua anche alla puzza."
Siamo in Europa, a meno di 600 km da Vienna.
"La Lega Missionaria Studenti, così si chiama la nostra associazione, ha una specifica tradizione di missione per i lontani, attenzione agli ultimi, e molti progetti aperti: Sarajevo, Tirana, Sighet.
La modalità di servizio che ci piace è quella dei campi di lavoro.
Permette di immergersi completamente nella realtà in cui si opera,
provare a capirla, mettersi in gioco in prima persona. L'esperienza di
relazioni tra noi volontari e con la gente è sempre molto intensa, si
creano legami di affetto spesso profondi.
A Sighet questi ragazzi
organizzano corsi estivi di inglese e italiano per i bambini della
scuola, collaborano con il personale sanitario di un
ospedale/manicomio/ospizio e di un orfanotrofio, aiutano a costruire
una chiesa greco-cattolica. Li conoscono bene in paese, come fossero
cittadini d'adozione.
"Era la prima volta, ho deciso di partire all'ultimo momento", mi
spiega Sofia, 20 anni. "I rumeni mi hanno colpito per la profonda
dignità con cui affrontano la vita. Nonostante la loro drammatica
povertà.
Poi per la loro ospitalità: sono talmente accoglienti da mettere quasi
a disagio. Pensa che ognuno di noi torna in Italia con almeno un litro
di Palinka (tipico liquore rumeno fatto in casa) nello zaino, tra
l'altro è imbevibile! Tenere in braccio uno dei bambini di Sighet è una
esperienza che non mi so ancora spiegare. È come se fossero vasi vuoti
che aspettano di essere colmati da qualcuno".
Mi raccontano che più volte hanno trovato ragazzini accampati nelle fogne o nelle discariche.
"Tutto questo ti tira fuori una carica affettiva mai vista, ti trasforma", conclude Sofia.
Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior, leggo nel diario di Vitangelo.
In questa toccata e fuga invernale i ragazzi mantengono i contatti con
le famiglie, con la città, portano e ricevono regali, mettono le basi
per i prossimi campi estivi, continuano a lavorare ai progetti di
sempre. E poi ognuno si porta a casa voci, mani, volti, storie ben
precise, vere, e domande: "Dove sta la giustizia a questo mondo?"
Il capodanno lo hanno passato con alcuni coetanei rumeni in una bettola
di Sighet. Il proprietario di farsi pagare non ha voluto neppure
sentire parlare. E via di brindisi … a palinka.
A proposito, chissà che fuochi d'artificio a Vienna!
Trieste, i ragazzi dormono, sembrano stremati, hanno proprio bisogno di
vestiti puliti e di un bel bagno: sono reduci dal capodanno di Sighet,
8 di loro sono genovesi.
Sighet è una cittadina della Romania settentrionale, la regione è
famosa. Siamo in Transilvania, mitica terra del conte Dracula, a 100 km
dall'Ucraina, a 48 ore di viaggio dall'Italia in parte attraverso
strade di fango. Cosa mai riserverà un capodanno così balzano? Non
sarebbe stata più comoda una bella festa in qualche piazza italiana?
La risposta poco ha a che fare con vampiri e castelli, la realtà e molto diversa, cruda.
"Sono ormai 2 anni che organizziamo un viaggio a Sighet in questo
periodo dell'anno. Andiamo a trovare le famiglie rumene che ci ospitano
durante i campi di lavoro in luglio. Passiamo le feste insieme a loro.
In questo periodo dell'anno, con solo 5 giorni a disposizione, non
riusciamo a fare un gran che …". Parla Lorenzo, 17 anni, genovese.
Scopro così che sul pullman dormono giovani studenti di varie parti d'Italia, volontari che hanno scelto una vacanza di servizio per inaugurare il 2001. Per molti di loro non era la prima volta a Sighet.
Mi raccontano che difficilmente hanno visto altrove una situazione come
quella rumena: famiglie con 10 figli che vivono in case di poche
stanze, senza acqua calda, riscaldandosi con stufe improvvisate;
bambini che vivono per strada, sopravvivono grazie ai furti. Soli,
perché abbandonati dai genitori, o scappati per non essere maltrattati;
orfani e bimbi malformati (Cernobyl non è lontana) lasciati a se stessi
da un personale statale sottopagato e quindi scarsamente motivato.
"Chi lavora è costretto ad una vita snervante per portare a casa
qualcosa da mangiare; in Italia sarebbe inimmaginabile svegliarsi alle
5, lavorare in fabbrica per 12 ore e magari alternarsi nei turni di
notte".
"La diffusione dell'AIDS è fortissima," continua Lorenzo "soprattutto
tra i giovani. Le strutture sanitarie, in cui sono ospitati anche
anziani e malati mentali, presentano condizioni igieniche spaventose,
ma dopo un po' ci si abitua anche alla puzza."
Siamo in Europa, a meno di 600 km da Vienna.
"La Lega Missionaria Studenti, così si chiama la nostra associazione, ha una specifica tradizione di missione per i lontani, attenzione agli ultimi, e molti progetti aperti: Sarajevo, Tirana, Sighet.
La modalità di servizio che ci piace è quella dei campi di lavoro.
Permette di immergersi completamente nella realtà in cui si opera,
provare a capirla, mettersi in gioco in prima persona. L'esperienza di
relazioni tra noi volontari e con la gente è sempre molto intensa, si
creano legami di affetto spesso profondi.
A Sighet questi ragazzi
organizzano corsi estivi di inglese e italiano per i bambini della
scuola, collaborano con il personale sanitario di un
ospedale/manicomio/ospizio e di un orfanotrofio, aiutano a costruire
una chiesa greco-cattolica. Li conoscono bene in paese, come fossero
cittadini d'adozione.
"Era la prima volta, ho deciso di partire all'ultimo momento", mi
spiega Sofia, 20 anni. "I rumeni mi hanno colpito per la profonda
dignità con cui affrontano la vita. Nonostante la loro drammatica
povertà.
Poi per la loro ospitalità: sono talmente accoglienti da mettere quasi
a disagio. Pensa che ognuno di noi torna in Italia con almeno un litro
di Palinka (tipico liquore rumeno fatto in casa) nello zaino, tra
l'altro è imbevibile! Tenere in braccio uno dei bambini di Sighet è una
esperienza che non mi so ancora spiegare. È come se fossero vasi vuoti
che aspettano di essere colmati da qualcuno".
Mi raccontano che più volte hanno trovato ragazzini accampati nelle fogne o nelle discariche.
"Tutto questo ti tira fuori una carica affettiva mai vista, ti trasforma", conclude Sofia.
Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior, leggo nel diario di Vitangelo.
In questa toccata e fuga invernale i ragazzi mantengono i contatti con
le famiglie, con la città, portano e ricevono regali, mettono le basi
per i prossimi campi estivi, continuano a lavorare ai progetti di
sempre. E poi ognuno si porta a casa voci, mani, volti, storie ben
precise, vere, e domande: "Dove sta la giustizia a questo mondo?"
Il capodanno lo hanno passato con alcuni coetanei rumeni in una bettola
di Sighet. Il proprietario di farsi pagare non ha voluto neppure
sentire parlare. E via di brindisi … a palinka.
A proposito, chissà che fuochi d'artificio a Vienna!
Luca Pellerano
Per saperne di più
www.gesuiti.it/lms/


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